GLORIA è un progetto internazionale provvisto di un database costruito su 62 stazioni attive.
I cambiamenti del clima possono portare all'estinzione circa un milione di specie terrestri nei prossimi 50 anni.
Le Ande, le Alpi, l'Himalaya e le Montagne Rocciose sono alcune tra le catene montuose del pianeta che ospitano le stazioni di monitoraggio del progetto GLORIA.
Tramite una collaborazione forte e l'uso dei migliori know how e delle migliori tecnologie, miriamo a contribuire allo sviluppo di risultati importanti per la conservazione degli ambienti montani.
L'aumento della temperatura si traduce, in aree montuose, in una "forza trainante", che innesca flussi migratori di specie verso quote più elevate. Alle quote più basse, il risultato è l'estinzione.
Da circa un anno è attiva la nuova stazione GLORIA sulle Alpi Orobie Bergamasche.
News scientifiche - Sintesi del progetto
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Un incontro tra la rete GLORIA e le comunità delle Ande
Il 27 e il 28 gennaio a Lima, in Perù, la rete GLORIA si è riunita con le autorità delle comunità andine, per presentare i risultati scientifici e affrontare in modo condiviso la problematica del riscaldamento globale sulle Ande. LEGGI -
III workshop internazionale sul monitoraggio del cambiamento climatico in America del sud attraverso la metodologia GLORIA estesa
Dall' 11 al 15 aprile 2011 a Chilecito, in Argentina, si terrà il workshop internazionale della rete GLORIA sudamericana. L'esperienza continua quella dei congressi tenutisi in Bolivia nel 2007 e in Ecuador nel 2008 e garantisce la continuità di un processo di monitoraggio scientifico importante su una delle catene montuose più importanti al mondo. LEGGI
Un corridoio per la flora nelle Alpi Italiane
Gli effetti del Global Warming si notano chiaramente sulla flora, in particolare sui versanti esposti a sud delle Prealpi, nei quali si assiste ad un rapido innalzamento della quota media di presenza di alcune essenze. Il processo può sfociare nell'estinzione locale, laddove l'altitudine limitata non consente ulteriori spostamenti. Un aumento della temperatura si traduce infatti, in aree montuose, in una una "forza trainante", che innesca flussi migratori di specie verso quote più elevate.Secondo uno studio pubblicato dall'università di Pavia in cinquant' anni 56 specie hanno migrato a quote più alte (da 10 a 430 metri di dislivello), 25 sono le specie "nuove" trovate dai ricercatori, 15 quelle di cui si sospetta la scomparsa, a fronte di un aumento medio della temperatura nella zona di 1,2°C.
Davanti a questo grave fenomeno di estizione potenziale e reale con effetti a caduta sulla fauna e l'ecosistema montano, nulla resta se non la necessità vera di operare ricerca, per comprendere i fenomeni e rilevare potenziali corridoi altitudinali per le specie in pericolo.